Come coltivare la cannabis: tutto quello che c’è da sapere

Come coltivare cannabis: tutto quello che c'è da sapere

Non tutti sanno come coltivare la cannabis: lavorata “indoor” o “outdoor“, si tratta di una pianta resistente, la cui coltivazione si sta diffondendo esponenzialmente. Grazie alla sua capacità di bonificare i terreni e di essere impiegata in molti settori industriali, da quello alimentare a quello dell’edilizia, sono sempre di più le persone interessate a questa pianta. Ma come coltivare cannabis indoor e outdoor nel modo corretto?

Facciamo chiarezza: canapa o cannabis?

Per capire come coltivare la cannabis, iniziamo col fare chiarezza: canapa e cannabis (a volte chiamata anche Marijuana) sono due parole che spesso vengono confuse, ma la differenza nel significato c’è.
Di base, i due termini fanno riferimento alla stessa pianta, di cui esistono molte varietà, tra cui le più conosciute sono la Sativa, la Ruderalis e l’Indica.
La vera differenza, però, sta nella quantità di Thc (Tetraidrocannabinolo) contenuta nelle foglie. Se nella canapa la quantità arriva massimo fino allo 0,3%, nella seconda questa quantità va dallo 0,3% in su.

Il Thc è il principio attivo a cui sono associati gli effetti psicoattivi che hanno reso la Marijuana celebre (e illegale) in molti paesi del mondo. Gli effetti di questa sostanza sono vari e spesso dipendono dalle quantità assunte. Il Thc provoca euforia, rilassamento, appesantimento e appetito, anche con assunzioni minime. Dunque, per capire come coltivare la cannabis o la canapa, bisogna prima capire cosa si vuole ottenere come prodotto finale.

Pianta della Cannabis: che cos’è

La pianta della cannabis è una pianta erbacea annuale le cui foglie lanceolate sono la fonte principale di energia.
Si tratta di una pianta dioica spontanea, con fiori maschili e fiori femminili su esemplari separati. Il sesso del singolo elemento è facilmente riconoscibile: gli elementi maschili si presentano in gruppi di boccioli riuniti in grappoli e sono le piante che producono i fiori che rilasciano il polline. Quelle femminili sono caratterizzate da una specie di spiga, grossa e compatta, mentre il fiore ha un ovario uniloculare. È proprio da questi fiori che si sviluppano le cime.
Talvolta, può capitare che esemplari di sesso femminile sviluppino organi riproduttivi maschili, diventando ermafroditi. È un meccanismo di autodifesa della pianta, la quale, in circostanze di forte stress in cui teme per la sua incolumità, si sviluppa in modo da potersi autoimpollinare, garantendo così la produzione di semi prima della morte della pianta.

Esistono molte varietà di piante di cannabis, ma le più conosciute e diffuse sono la canapa sativa, la canapa indica e la canapa ruderalis. La canapa sativa è sicuramente la varietà più diffusa: nelle foglie di sativa c’è una maggiore concentrazione di Thc e una minor quantità di Cbd, altro cannabinoide non psicoattivo presente in grandi quantità nella canapa. La canapa sativa ha dunque effetti stimolanti ed è particolarmente indicata a scopo terapeutico. Per capire dunque come coltivare la cannabis, bisogna scegliere la varietà adatta alle proprie esigenze.
La canapa indica, essendo più piccola come pianta, è più indicata per chi ha poco spazio da dedicare alle coltivazioni. Questa varietà dà la possibilità di avere molteplici fioriture in meno tempo. L’indica, grazie al rapporto di Thc e Cbd, apporta un maggiore rilassamento a chi la utilizza.
Ultima tra le varietà più diffuse è la canapa ruderalis, che in natura cresce in ambienti particolarmente rigidi e freddi. È l’unica varietà che non ha bisogno di stimolazione luminosa per fiorire: i fiori sbocciano ogni 2-4 settimane circa. Rispetto alle altre varietà, la quantità di Thc e Cbd contenuta è quasi nulla, motivo per cui, a livello terapeutico, non è funzionale.
Tutte queste nozioni sono basilari per capire come coltivare cannabis e capire quale varietà scegliere.

Come coltivare cannabis: la germinazione

Per evitare che la piantina non si sviluppi, è importante seguire le fasi della germinazione, passo per passo, da casa. Se fatte germogliare all’esterno, i semi e i germogli potrebbero essere troppo esposti alle intemperie e ai vari animali che se ne ciberebbero, dunque è importante tenerli in ambienti il più protetti possibile. Per farlo, puoi acquistare una serra da germinazione o dei semplici contenitori per la conservazione degli alimenti, facendo dei buchi sul fondo per garantire una corretta aerazione, fattore essenziale per far germogliare la piantina. Importantissima, poi, è la coperta termica, necessaria per stimolare la germinazione. Questa va messa sotto la serra, facendo in modo che la temperatura sia quella adeguata. Ultima cosa necessaria è Jiffy 7, un dischetto di torba pressata e disidratata. Jiffy 7, dopo qualche minuto in ammollo, si trasforma in una sacca di terreno biodegradabile, specifica per far germogliare i semi.

Come coltivare cannabis outdoor

Per capire come coltivare la cannabis outdoor è necessario conoscere lo sviluppo vegetativo della canapa, che avviene durante i giorni estivi e conclude a fine stagione, quando le ore di luce cominciano a diminuire progressivamente: è in questo momento che inizia a fiorire. Il fattore più importante per lo sviluppo della pianta è proprio la luce: la pianta, per fiorire, deve restare esposta alla luce per almeno 12 ore.
Normalmente, e in modo particolare le varietà medicinali, la canapa viene coltivata in ambienti artificiali (i cosiddetti ambienti indoor) in cui viene aumentato il periodo di esposizione alla luce, che a volte può raggiungere anche le 24 ore. La raccolta, soprattutto nel caso di esemplari coltivati a scopo terapeutico, deve avvenire nel momento di massima fioritura, in cui c’è un’alta concentrazione di cannabinoidi. Le infiorescenze femminili e le foglie sono dunque le principali fonti di principi attivi. Fatta questa premessa, per capire come coltivare la cannabis è necessario sapere che esistono due possibilità: il metodo outdoor e il metodo indoor.

La coltivazione di cannabis outdoor avviene in terreni esterni e in questo caso ci si occupa della semina, dell’annaffiatura e della raccolta, tutto nel terreno di casa, sfruttando la luce solare. È molto importante valutare bene gli spazi a disposizione: partendo dal presupposto che la coltivazione in terra è di gran lunga la più facile, se decidi di coltivare la cannabis outdoor in vaso, scegline uno molto ampio. Inoltre, posiziona le tue piante in una zona molto soleggiata perché, come si diceva, la luce è il fattore più importante per la coltivazione della cannabis.

I vantaggi del coltivare la cannabis outdoor sono molti: grazie allo spazio a disposizione, la pianta potrà svilupparsi meglio e darà sicuramente più risultati in termini di raccolto. È anche vero, però, che all’esterno non sarà possibile spostare le piante o difenderle facilmente dagli sbalzi climatici e dalle intemperie, a meno che non coltivi in vaso. In questo caso, bisogna stare attenti alla qualità del terreno utilizzato: la canapa ha bisogno di un terriccio molto arioso e leggermente acidulo, con un pH tra 6 e 7, motivo per cui quello comunemente usato per le piante non è adatto alla coltivazione della cannabis indoor. Meglio trovarne uno specifico, facilmente acquistabile nei grow shop.
In ogni caso, è buona pratica quella di concimare periodicamente il terreno con fertilizzanti organici, a base di sangue e ossa.

Come coltivare cannabis indoor

Può essere difficile immaginare come coltivare la cannabis indoor considerato che, come già si è visto, la canapa ha bisogno di una lunga esposizione alla luce solare. Eppure si può e, se fatto nel modo corretto, può dare anche molte soddisfazioni.
I fattori importanti da tenere in considerazione sono tre: la ventilazione, l’illuminazione e il nutrimento. È importante monitorare tutti e tre questi parametri per avere una buona resa della coltivazione di canapa indoor.
Il primo strumento di cui bisogna munirsi è un armadio di coltivazione: in commercio ci sono molti modelli di armadio growbox disponibili e tra i quali basterà scegliere in base alle proprie esigenze e ai propri spazi. Con gli armadi risulta molto più facile monitorare i parametri necessari alla crescita della pianta, in particolare la temperatura e l’umidità.
Per quanto riguarda la luce, invece, ci sono degli appositi strumenti per l’illuminazione, muniti di lampada e riflettore, ed anche in questo caso se ne possono trovare di diversi tipi in base alle proprie tasche e alle proprie esigenze: a LED, a scarica, eccetera.
In genere, le fonti luminose sono collocate a 40-60 cm dalle piante, ma la distanza si calcola anche in base alla temperatura e all’umidità. Una volta definita la posizione adeguata, bisogna poi essere molto precisi con il numero di ore di esposizione alla luce e le ore di buio. Per la crescita della pianta, normalmente sono indicate 18 ore luminose e 6 ore di buio, con una luce bianca/azzurra.
Per far fiorire le piante, 12 ore di luce e 12 ore di oscurità quotidiane, con una luce calda, sono più che sufficienti.
Per quanto riguarda le varietà auto-fiorenti, queste possono sopravvivere con appena cinque ore di luce, ma con 20 ore di esposizione e 4 ore di oscurità diarie si ottengono i migliori risultati e i raccolti più abbondanti. Per ciò che concerne la luce, si fa esattamente come con tutte le altre varietà: luce fredda-bianca per la crescita e luce calda-aranciata per la fioritura.

Per chi non sapesse come coltivare la cannabis, tutti questi passaggi potrebbero risultare ostici: ma con gli strumenti giusti e seguendo con precisione tutti i passaggi, coltivare la cannabis può diventare un hobby che dà molte soddisfazioni!

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