Canapa tessile: storia, coltivazione e utilizzi

Canapa tessile: storia, coltivazione e utilizzi

Hai mai sentito parlare di canapa tessile? Ebbene, non tutti sanno che dalla pianta di Cannabis Sativa è possibile estrarre una fibra particolarmente malleabile e resistente, che viene usata per la creazione di accessori e capi d’abbigliamento.

L’Italia, prima del proibizionismo della cannabis, era uno dei più grandi produttori al mondo di fibra tessile, che veniva impiegata per la produzione di corde per le navi, corredi, biancheria, tende, materassi, poltrone e capi d’abbigliamento.
La canapa tessile, in passato chiamata anche “oro verde”, era ampiamente sfruttata. La diminuzione delle coltivazioni, però, ha impedito lo sviluppo di tecniche innovative di lavorazione artigianale, che è stata quindi sostituita dalla lavorazione meccanica. Oggi, in Italia, i tentativi di produzione e commercializzazione del tessuto di canapa sono vani, mentre la canapa tessile prodotta è destinata perlopiù al commercio estero.
Il crescente interesse per le questioni ambientali emergenti e le conseguenti scelte green effettuate da giovani, hanno permesso un ritorno massivo dell’uso della fibra di canapa, ormai sempre più diffusa.

Coltivazione canapa tessile

Per quanto riguarda la coltivazione di canapa tessile, è importante sapere che cresce in zone dal clima temperato, anche se si tratta di una pianta molto resistente che può sopravvivere in diversi habitat. La canapa “da tiglio” viene poi macerata e sfibrata: da questo processo si ottiene così la fibra tessile.
A differenza del cotone, che è una delle colture più inquinanti del pianeta a causa delle ingenti quantità di acqua, diserbanti e agenti chimici utilizzati, la canapa non necessita di pesticidi o fitofarmaci. Inoltre, si tratta di una pianta che non impoverisce il terreno e, anzi, lo bonifica, rendendolo morbido e pulito.

Ad ogni modo, il primo passaggio essenziale per l’estrazione della fibra è la raccolta. In base alla modalità, infatti, la fibra può essere di misure e lunghezze diverse. Per l’industria tessile, la fibra utilizzata deve essere lunga, la più pregiata e regolare: per questo motivo, il tipo di raccolta più adatto è sicuramente quello che permette di mantenere le fibre della canapa parallele tra loro durante il taglio. Fatto ciò, si può passare all’estrazione della fibra di canapa, che avviene in due passaggi: la macerazione e la stigliatura. La prima fa in modo che, dopo la lacerazione cellulare del fusto, le fibre di canapa si separino, mentre la seconda prevede l’estrapolazione meccanica della fibra.
Fatto ciò, si procede alla stigliatura e alla pettinatura, processi essenziali poiché permettono l’estrazione delle fibre e la separazione delle parti macerate, facendo una specie di cernita. In questo modo, le fibre saranno pronte per essere destinate all’industria.

Canapa e fibra tessile: lavorazione

La canapa, con la sua fibra tessile, è sempre stata una risorsa importante, tanto da essere definita “oro verde”, essendo che, soprattutto in passato, si trattava di un’importante fonte di guadagno. La lavorazione della fibra tessile di canapa, inoltre, è piuttosto veloce e redditizia, poiché si tratta di una pianta che cresce rapidamente (ha un ciclo vitale di circa tre mesi) e può produrre fino al 600% in più di fibre rispetto a piante come il lino.

Come già accennato, alla base dei tessuti in canapa c’è la fibra lunga, ovvero quella più pregiata, che viene estratta dal fusto della pianta grazie a una serie di passaggi. Il tessuto in canapa è molto resistente sia agli strappi che all’usura. Inoltre, ha la caratteristica di essere termoregolatore: in estate aiuta a mantenere fresco, mentre in inverno trattiene il calore. Queste caratteristiche del tessuto di canapa lo rendono un materiale estremamente versatile, adatto non solo all’abbigliamento, ma anche alla creazione di tende, accessori per la casa e tanto altro.
Altra caratteristica interessante della canapa è la sua resistenza ai raggi infrarossi e ultravioletti: questo tessuto, infatti, ha la capacità di proteggere la pelle dai raggi solari.
Inoltre, i tessuti in canapa sono antibatterici, motivo per cui sono indicati anche per i bambini piccoli e per chi è particolarmente cagionevole.

Ad oggi, questo tessuto, nel mondo della moda, è particolarmente utilizzato per la creazione di borse e sacche ecologiche in tela di canapa, casacche, tende e abbigliamento. Insomma, la canapa in fibra tessile è diventata un must per tutti coloro che sono attenti all’ambiente e stanno abbracciando una nuova etica green e sostenibile anche per quanto riguarda la moda.

La canapa tessile contiene Thc?

In molti, ancora oggi, si chiedono se la canapa tessile contiene THC. D’altronde, nel 1975 fu vietata la coltivazione della cannabis (e dunque della canapa) come stupefacente, tant’è che furono introdotte delle leggi restrittive anche per la coltivazione di canapa tessile.

Per rispondere alla domanda, quindi, è necessario specificare che la canapa coltivabile legalmente ha una percentuale di THC molto bassa, meno dello 0.2%, motivo per cui non è in grado di apportare effetti psicotropi sulla percezione umana. Di conseguenza, anche le quantità di THC presenti nella fibra tessile sono irrisorie.
Inoltre, bisogna anche dire che eventuale contatto topico del THC con la cute umana non può sortire alcun effetto: i cannabinoidi sono idrofobici, motivo per cui la pelle è una barriera che impedisce l’assorbimento di queste sostanze.

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