Canapa industriale: che cos’è e come si coltiva

Canapa industriale - che cos'è e come si coltiva

Le coltivazioni di canapa industriale non sono di certo una novità in Italia: il Bel Paese è stato uno dei maggiori produttori di canapa a livello mondiale, arrivando a coltivare oltre 90.000 ettari nel periodo precedente alla guerra. In seguito, con l’arrivo delle nuove fibre tessili dall’America, la produzione crollò. Oggi, le coltivazioni di canapa industriale sono tornate in auge grazie alla legge n.242 del 2 dicembre 2016, che ne ha legittimato nuovamente la commercializzazione, anche se non senza vincoli e limiti.

Canapa industriale, di cosa si tratta

Con “canapa industriale” si intende la canapa legale a basso contenuto di THC e che è possibile utilizzare in vari settori industriali. Le fibre di canapa sono infatti molto resistenti e, in generale, i derivati della pianta possono essere impiegati per vari scopi, come la produzione di carta, di tessuti, di plastica biodegradabile, di materiali edili, di combustibili e di materie prime pregiate destinate all’industria cosmetica e alimentare, come i semi e l’olio.

Stando alla legge 242, è possibile coltivare le varietà certificate dall’UE, nelle quali è presente una tasso di THC inferiore allo 0,6 %, limite massimo. Nel caso in cui il margine venisse superato, le autorità sarebbero autorizzate a sequestrare il raccolto e a fare multe consistenti all’agricoltore, a meno che quest’ultimo non abbia acquistato semi certificati e sia provvisto della ricevuta d’acquisto.
La direttiva, pur confermando la libertà di coltivazione e trasformazione di cannabis, sottolinea anche che “tra le finalità della coltivazione della canapa industriale non è compresa la produzione e la vendita al pubblico delle infiorescenze, in quanto potenzialmente destinate al consumo personale, in quantità significative da un punto di vista psicotropo e stupefacente, attraverso il fumo o analoga modalità di assunzione”. Dunque, la coltivazione di canapa per uso industriale è legittima, ma è importante conoscere bene i vari punti della 242 per evitare di incorrere in problemi legali.

Come coltivare la canapa industriale

In realtà non è difficile capire come coltivare canapa industriale: cosa importante, essendo le piante di canapa delle specie dioiche, è scegliere piante femminili, senza semi. Per quanto riguarda le varietà da preferire, la cosa essenziale è che siano catalogate nel registro europeo delle sementi di canapa. La canapa ha bisogno di spazi molto ampi: la cosa fondamentale è che la pianta disponga di spazio a sufficienza in altezza e profondità, poiché la radice della canapa scende nel terreno, riuscendo a far sopravvivere l’esemplare in caso di assenza di acqua e precipitazioni in periodi di forte siccità. Inoltre, potete migliorare la qualità del terreno con dei concimi altamente nutritivi come il letame o la farina di ossa e sangue, a intervalli regolari.
Per quanto riguarda la preparazione del vostro terreno destinato alla coltivazione della canapa industriale, è opportuno eseguire un’aratura profonda, almeno 30-40cm, ricordando che il Ph del terreno deve essere leggermente acido.
Le coltivazioni di canapa impiegano circa 120 giorni a fiorire, permettendo dunque un raccolto di quattro volte superiore rispetto alle normali colture. Le infiorescenze vanno raccolte quando i fiori hanno raggiunto la massima compattezza, con i pistilli scuri e avvizziti, con una buona concentrazione di resina in cima.
Ogni pianta può fornire circa 100-200g di cannabis light, che a sua volta può essere immessa sul mercato a un prezzo che può variare dai 200 agli 800 euro al kg. Si tratta chiaramente di un’ottima fonte di guadagno, soprattutto considerato che dalle coltivazioni di canapa industriale si possono ricavare anche altre parti vendibili, come le foglie, il canapulo e il fusto. Tutto ciò sempre ammesso che vengano date le cure necessarie alla pianta e che il raccolto e la pulizia delle foglie venga eseguito manualmente: in questo caso, il valore di mercato della canapa industriale si alzerà in maniera consistente.
L’unico appunto importante da fare, per evitare di incorrere in problemi in caso di controlli, è quello di conservare la ricevuta di acquisto del venditore autorizzato per almeno 12 mesi. In questo modo, nel caso in cui in seguito ad alcuni controlli la percentuale di Thc dovesse risultare superiore al limite massimo consentito, il coltivatore verrebbe sollevato da ogni responsabilità.

Canapa industriale: CBD, il cannabidiolo

Nella canapa industriale, il Cbd è una della due sostanze naturalmente presenti, insieme al Thc. A differenza di quest’ultimo, però, cambiano gli effetti subordinati alla sua somministrazione. Per capire il perché degli effetti psicotropi della cannabis sull’organismo, è importante sapere che il nostro corpo ha due recettori: i CB1, presenti nel cervello e nel sistema nervoso, e i CB2, ubicati nel sistema linfatico e nell’intestino. Mentre il Thc riesce a creare dei legami molto forti con i CB1, il Cbd ci si lega debolmente. È per questo che al Thc vengono ricondotti i classici effetti psicotropi che normalmente seguono l’assunzione della cannabis. Il cbd, invece, non ha alcun effetto sul sistema nervoso centrale, pertanto è ritenuto una sostanza legale. In realtà, il cbd argina gli effetti del Thc sui Cb1, moderando gli stimoli che arrivano al cervello. In sintesi, limita gli eventuali effetti psicotropi della cannabis. Nella canapa, il Cbd non può sortire alcuna conseguenza sui normali processi fisiologici. Entra in azione solo conseguentemente a uno stimolo, sia esso il Thc o una sensazione forte di dolore. Il rapporto tra Cbd e Thc è dunque essenziale per valutare le conseguenze della cannabis sulla psiche umana.

Canapa industriale, Thc: il Tetraidrocannabinolo

Nella canapa industriale, il Thc non è altro che quella sostanza che, come già accennato, agisce sui recettori Cb1 e alla quale sono dovuti gli effetti psicotropi della pianta, motivo per cui la coltivazione di una esemplare con quantità di Thc superiori allo 0.2%, in extremis 0,6%, è illegale. Il Thc, in base alle dosi contenute nella canapa e in base alla quantità di Cbd, può provocare una più o meno grave alterazione del comportamento, dell’umore e della percezione. Il Thc, inoltre, secondo una serie di test sugli animali, può aumentare l’appetito, il piacere e il desiderio di cibo. Inoltre, sono importanti anche gli effetti sulla memoria e sul dolore.
Il rapporto Cbd e Thc è responsabile del cosiddetto “effetto entourage“, termine che indica i differenti sintomi e conseguenze che può avere una determinata varietà in base alla miscelazione dei principi attivi al suo interno.

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